Le condizioni sociali, economiche e abitative delle persone detenute a Milano e delle loro famiglie
Con oltre ottomila persone detenute e quindicimila ingressi dalla libertà in un anno, la Lombardia è la regione italiana in cui si fa il maggior ricorso alla carcerazione. La sola città di Milano, con i suoi tre istituti penitenziari (la casa circondariale di "San Vittore" e le due case di reclusione di Opera e Bollate), 'ospita' più del 40% delle persone detenute in Lombardia e si contende con Napoli la palma della città italiana con la maggiore quantità di persone recluse1.
L'elevatissimo numero di persone recluse è uno tra i pochissimi dati ‘certi’ sulla popolazione detenuta a Milano, poiché reso noto direttamente dal Dap; per il resto si hanno molte poche informazioni sulle caratteristiche e alle condizioni personali e sociali delle persone recluse nei tre istituti penitenziari della città. Infatti sono molto scarni i dati socio-anagrafici che l’amministrazione penitenziaria rende pubbliche periodicamente nelle proprie statistiche ufficiali – età, sesso, nazionalità, residenza, stato civile, genitorialità, titolo di studio – e sempre solo aggregati a livello nazionale e regionale.
Per il resto, gli interventi e le politiche locali a favore delle persone provenienti da percorsi penali possono fare affidamento solo sulle informazioni non sistematiche né sistematizzate provenienti dall’esperienza diretta degli operatori, quindi su una conoscenza del fenomeno approssimativa e parzialmente distorta dagli stessi meccanismi che discriminano, all’interno della popolazione detenuta, tra chi è maggiormente capace di avere accesso ai servizi interni agli istituti e chi no. Una programmazione più efficace degli interventi richiederebbe invece di avere dati certi e puntuali, ad esempio, sul numero delle persone detenute che, uscendo dal carcere, si troveranno ad affrontare gravi problemi materiali, tra cui la mancanza di un alloggio; su quanti di loro potranno contare su una famiglia o una rete di amici o conoscenti capace di offrirgli un sostegno concreto di fronte a queste difficoltà; su quanti dovranno ricorrere al supporto dei servizi territoriali o all’aiuto del volontariato, e su quanti, invece, non hanno proprio nessuna idea sul modo in cui potranno risolvere questi problemi.
Per tentare di colmare almeno in parte questa lacuna, i promotori del progetto "Un tetto per tutti: alternative al cielo a scacchi" hanno promosso e realizzato uno specifico percorso di ricerca sulle condizioni sociali, economiche, lavorative e abitative dei detenuti e delle detenute – e delle loro famiglie – e sulle aspettative e le risorse su cui contano di poter disporre per affrontare l’uscita dal carcere. L’indagine si è svolta nei primi mesi del 2006 e si è dunque conclusa poco prima che fosse emanato il provvedimento di indulto che ha provvisoriamente ridotto il numero di persone presenti nelle carceri milanesi e italiane, ma che non risulta aver cambiato sostanzialmente la composizione sociale della popolazione detenuta, acuendo anzi alcuni fenomeni, come quello che riguarda la detenzione di persone straniere.
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